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La cartiera Burgo di Mantova: una fabbrica sospesa

La chiusura dello stabilimento Mantovano delle cartiere Burgo, ovviamente, oltre ad avere un notevole impatto sulle vite delle 188 famiglie coinvolte, porta alla luce come questo impianto sia anche un gioiello dell’architettura italiana.
Nel lontano 1960 l’azienda ebbe la necessità industriale di dotarsi di un impianto in grado di trasformare la pasta di legno in carta di giornale (allora molto richiesta), la Beloit Italia di Pinerolo – oggi PMT Italia fornì questo splendido macchinario a cui dovette essere costruito attorno un “capannone”.
Siamo negli anni del boom economico, l’industria produce ed esporta a tassi mai più visti, e non stupisce che l’azienda si rivolse ad un ingegnere per progettare questo stabilimento; è il periodo di Morandi, Mumesci ed appunto Nervi (l’Aula Paolo VI nella Città del Vaticano è una sua opera del 1964).



Il progetto di Pier Luigi Nervi – socio dell’Accademia nazionale delle scienze e autore di alcune grandi opere, anche in collaborazione con architetti di fama internazionale, tra cui Le Corbusier e Louis Kahn – è datato 1960-1961 e fu innanzitutto un involucro per la nuova macchina, centinaia di metri di lunghezza e con alla base la necessità aziendale di poter un giorno espandere senza problemi le superfici (affiancare due macchine con uno spazio vuoto tra le due), il progetto dovette quindi prendere in considerazione di evitare sostegni lungo le facciate per un tratto superiore ai 150 metri.
L’edificio, composto da un basamento a due livelli in cemento armato a sostegno della macchina, contiene vari spazi di servizio, motori, impianti e serbatoi.
A 22 metri d’altezza fu installata la copertura composta da un impalcato di travi reticolari di acciaio sospesa mediante quattro catene a due cavalletti in cemento armato alti 47 metri e distanti fra loro 164. La forma rastremata e le differenti inclinazioni dei due elementi evidenziano il disegno delle sollecitazioni trasmesse dalle catene.

La copertura, collegata invece ai cavalletti tramite dei cassoni metallici, incorporati nelle travi portanti alla sommità dei piloni; ai cassoni sono ancorate le catene di sospensione, che disegnano parabole tra i cavalletti e nei due sbalzi laterali. Le catene sono composte da barre rigide snodate, formate da ferri piatti assemblati.

Ad intervalli di 10 metri, in corrispondenza degli snodi fra le barre, sono posizionati dei ferri tondi tesi verticalmente a sostenere quattro travi reticolari longitudinali. Altre travi analoghe completano la struttura. Lo spessore di questa copertura raggiunge i due metri.
Questa struttura è espressione dell’applicazione rigorosa del criterio della uniforme resistenza.

 

 

Bibliografia